Tutte le erbe, e non solo, nemiche del Coumadin

Tutte le erbe, e non solo, nemiche del Coumadin

Venerdì, 28 Settembre 2018 - 12:09pm

Cautela e attenzione con i rimedi complementari, poiché le piante, contenitori di migliaia di molecole chimiche, hanno più di un modo per rischiare di interagire con l’anticoagulante cumarinico.

Il warfarin (nome commerciale Coumadin) è un anticoagulante cumarinico, antagonista della vitamina K, che viene ancor oggi molto utilizzato nella prevenzione e nel trattamento delle malattie tromboemboliche. Il warfarin inibisce l'enzima alla base del processo di coagulazione, che attiva la vitamina K, fondamentale per la produzione di alcuni dei fattori della coagulazione (fattori della coagulazione II, VII, IX e X (vitamina K-dipendenti) e delle proteine C e S implicate nel processo della coagulazione.

Inibendo la vitamina K, il warfarin impedisce la sintesi dei fattori vitamina K-dipendenti e perciò riduce i processi coagulativi. In questo modo, a un dosaggio corretto, la molecola può ottenere una parziale inibizione della sintesi dei fattori della coagulazione, tale che il tempo di protrombina sia prolungato di 2-3 volte rispetto al valore normale. Diciamo "ad un dosaggio corretto", poiché la quantità di warfarin viene monitorata spesso dal medico prescrittore, poiché lo stile di vita del paziente può modificarne la biodisponibilità e l'efficacia.

Una semplice variazione della dieta con aumento o diminuzione di vegetali contenenti vitamina K (specialmente i vegetali a foglia verde es. cavoli, spinaci, broccoli) può modificare significativamente l'effetto antitrombotico del farmaco.

Non solo il cibo, sono infatti, moltissimi i farmaci che possono interferire con la farmacodinamica del warfarin: acido acetil salicilico (es. aspirina) per effetto antipiastrinico, clofibrato per alterazione della sensibilità del recettore, antibiotici per riduzione di produzione di vitamina K da parte della flora simbiotica, diuretici che aumentano la concentrazione di fattori di coagulazione. Anche la farmacocinetica è facilmente modificabile: antiH2 come la cimetidina, i FANS, i contraccettivi orali, i beta-bloccanti sono tutti in grado di aumentare l'effetto anticoagulante del warfarin. Sicuramente si presterà attenzione a terapie concomitanti di tipo "tradizionale", e per i rimedi "complementari"?

Cautela e attenzione sono ancora più importanti in questo caso, poiché le piante, in quanto contenitori di migliaia di molecole chimiche hanno più di un modo per rischiare di interagire con questa molecola anticoagulante.

Molti studi clinici e case-report hanno identificato nell'interazione warfarin-fitoterapici un fattore di rischio per la salute del paziente. Le interazioni possono essere di tipo sia farmacocinetico che farmacodinamico, benché l'induzione o inibizione di enzimi metabolici sia il meccanismo più comune alla base della modifica dell'azione del warfarin.

Sono oltre 58 le piante di cui c'è traccia in letteratura per quanto riguarda una possibile interferenza con la terapia anticoagulante: se è risaputa l'azione dell'iperico come induttore enzimatico, che quindi riduce notevolmente la durata d'effetto del warfarin, e si può immaginare che il ginkgo, per le sue proprietà antiaggreganti sia controindicato, così meno si può pensare della soia o del cranberry.
Il mirtillo rosso (Vaccinum macrocarpon), normalmente utilizzato per prevenire i casi di cistite, se utilizzato in concomitanza con il warfarin può aumentare notevolmente l'effetto anticoagulante, fino a presentare un serio rischio di sanguinamento nel paziente. Oltre all'iperico, anche la soia (Glicyne max), e la Salvia miltiorrhiza possono ridurre l'effetto anticoagulante interferendo con la funzione piastrinica ed il ciclo della vitamina k (S. miltiorrhiza) o per il proprio contenuto di vitamina K (soia).
La tranquillissima camomilla (Chamomilla recutita), interferendo con gli enzimi che metabolizzano la molecola, può aumentare di molto l'effetto anticoagulante del warfarin, così come la Cannabis (Cannabis sativa), l'aglio (Allium sativum), i semi di pompelmo (Citrus paradise) e il trifoglio rosso (Trifolium pratense). Thè verde (Camellia sinensis), Ginseng (Panax ginseng), sebbene con incidenza più modesta, possono comunque inibire l'effetto anticoagulante sempre modificando il metabolismo epatico del farmaco. Artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens), Boldo (Peumus boldus), Echinacea (Echinacea purpurea), Fieno greco (Trigonella foenum-graecum), Meliloto (Melilotus officinalis) e Serenoa repens completano il pool di piante conosciute e comunemente utilizzate che possono modificare in positivo od in negativo l'effetto anticoagulante del warfarin. Tutte queste sono piante che presentano almeno uno studio clinico in letteratura che ne conferma i rischi di interazione farmacodinamica o farmacocinetica con il warfarin.

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Fonte: Farmacista33

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